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Lezioni di prova

E’ possibile partecipare ad una lezione di prova di Aikido presso il nuovo dojo dell’Aikikai Napoli ospitato dal centro Pro Fighting Napoli Club di Via Andrea d’Isernia 59, 80122 Napoli (NA).

Cosa serve:

  •  abiti comodi ( tuta o keikogi )
  •  ciabatte ( si pratica a piedi nudi )
  •  sottoscrizione ad un modulo di scarico responsabilità

In cosa consiste:

  •  esercizi di respirazione
  •  aikitaiso ( ginnastica preparatoria di aikido )
  •  alcune tecniche di difesa di aikido
  •  approccio alle armi ( spada e bastone )

Prenotazione:

E’ possibile prenotarsi al n° di tel.: 3476985441 o tramite il modulo di contatto del sito (specificando in Oggetto la data in cui si vuole fare la prova ).

Anno Accademico

I corsi di Aikido si tengono presso le strutture della Polisportiva Partenope, sita in  via R. Filangieri di Candida Gonzaga 1, 80133 Napoli  ( ex Parco Castello – Cavalli di Bronzo ).

 

Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno!

Previa comunicazione al 3476985441 o via e mail a info@aikikainapoli.it è possibile effettuare lezioni di prova gratuite (si prega munirsi di abbigliamento comodo).

Ogni cosa ha una voce per chi voglia intenderne il linguaggio.
Osservate, per esempio, una roccia in mezzo ad un fiume.
Guardate con quanta destrezza l’acqua fluisce intorno ad essa.
Da questo apprendete a regolare i vari spostamenti del vostro corpo.
Montagne e fiumi, alberi ed ogni cosa sulla terra sono i vostri maestri.”
 
ORARIO

L’uniforme nell’Aikido

 Keikogi 合気道着

 L’Aikido si pratica indossando un’uniforme chiamata in giapponese keikogi 稽古着 nello specifico un aikidogi (合気道着), letteralmente divisa per allenamento…a dire il vero.. divisa per il Keiko, dove Keiko significa letteralmente pensare alla maniera degli antichi maestri, e non Kimono 着物, termine che, seppure entrato nell’ uso corrente, sta a significare un altro tipo di indumento.

l Il keikogi tradizionale deve essere di colore bianco (simbolo di purezza) e fatto di cotone intrecciato in modo che possa, durante l’allenamento, favorire da un lato la traspirazione e dall’altro, l’assorbimento del sudore.

E’ costituito da una giacca o uwagi, da un paio di pantaloni o zubon e da una cintura detta obi.

E’ singolare che tutti i praticanti di un’arte marziale si conformino allo stesso vestito, ma è chiaro il significato.

In Oriente, ma anche in Occidente nei tempi addietro la società era divisa strettamente in classi con abiti corrispondenti al proprio rango sociale.

Nei dojo tradizionali di allora, come di oggi, l’uniformarsi allo stesso indumento valeva ad abbattere il concetto di una differenzazione classista. Ciò che vale è solo il progresso nell’apprendimento dell’arte e questo è definito in qualche modo dal colore della cintura.

A dire il vero ai tre colori tradizionali: bianco, marrone e nero si sono aggiunti un’infinità di altri colori qui in Occidente, ma per fortuna non nella sfera Aikidoistica.

Gli yudansha (gradi dan) o “cinture nere” indossano anche l’abito tradizionale dei bushi l’hakama.

Il bianco gi non deve essere inquinato da distintivi o patacche che non hanno nulla a vedere con la tradizione. Deve essere immacolato e sempre tenuto in ordine.

 

Origini

E’ molto probabile che dobbiamo l’attuale nostra uniforme ai monaci guerrieri, i quali avevano l’abitudine  di allenarsi,svestendosi dei loro abiti al fine di evitare distinzioni dovute al colore dei loro indumenti e che, come sappiamo, indicavano la carica ricoperta nell’Ordine.

Restavano così in sottoveste che tra l’altro era più pratico per combattere.Conservavano però la loro sciarpa o kesa ( kasaya in sanscrito ) che usavano annodarsi in vita e che originò l’attuale cintura.

Nessuno doveva distinguersi per il ruolo ricoperto.In un dojo tutti sono uguali. La nascita del keikogi bianco nasce poi verso la fine degli anni ’80, ereditato dalle varie scuole di ju jitsu, che fino ad allora usavano sì l’attuale tenuta, ma di colori diversi a seconda della scuola.Con l’unificazione di vari metodi di ju jitsu nell’attuale judo nasce il bianco gi.

Il colore bianco indica la purezza, ma è anche il colore del lutto in Giappone.

I morti sono vestiti di bianco.

Questo indica che siamo pronti a non attaccarci troppo alle cose terrene e a far morire l’Ego.

La differenza sta che il lato sinistro del nostro keikogi va sul destro a differenza dei morti che hanno la parte destra della giacca su quella sinistra.Anche nel Karate si usa un keikogi simile al nostro, ma più leggero.

La storia dice che Gichin Funakoshi, il fondatore moderno del Karate, fu invitato ad Okinawa in Giappone a tenere una dimostrazione presso il Kodokan di Jigoro Kano, fondatore del Judo.

Fino ad allora in Okinawa ci si allenava a torso nudo e pantaloni corti, dato il caldo umido di quelle zone.

Fu Funakoshi che in quella occasione, ispirandosi alla divisa del Judo , confezionò l’attuale karategi solo più leggero per agevolare i movimenti.

Si dice che quando Funakoshi vide gli altri marzialisti nelle loro divise bianche inviò alcuni dei suoi al mercato per comprare delle stoffe bianche e far confezionare velocemente i keikogi.

Cintura 帯

In Aikido si utilizza la cintura bianca fino al 1° Kyù e nera per i gradi dan.
Va annodata al di sotto dell’ombelico.La cintura rappresenta la nostra maestria nell’arte e quindi non solo non va prestata, ma tradizionalmente neanche lavata.

Lavare una cintura è come eliminare l’esperienza e il sudore che essa conserva.

Ha un grande significato ed è il Maestro che per tradizione la regala alle cinture nere.

Hakama 袴

I gradi dan indossano oltre il keikogi anche l’hakama,( nello specifico umanori 馬乗り- una specie di gonna pantaloni,di colore nero o blu – per distinguerla da un altro tipo di hakama non divisa detta gyōtō hakama ( 行灯袴)

E’ forse il più tradizionale degli indumenti e molte arti, oltre l’Aikido, la utilizzano.

L’hakama si indossa solo quando si diventa cintura nera e nessun praticante serio, maschio o femmina, si sognerebbe di indossarla prima del tempo.

L’hakama porta davanti una serie di cinque pieghe e due posteriori, in tutto sette.

Queste pieghe rappresentano le sette virtù dei praticanti di arti marziali e ogni cintura nera deve conoscerneil significato, affinchè non si consideri l’hakama solo un segno distintivo o di prestigio.

Essa deve indurre all’umiltà e a perseguire i valori che racchiude nelle sue pieghe. Essa li rammenta a noi.

Jin (benevolenza) – Rei (etichetta e gentilezza) – Gi (giustizia) – Chi (saggezza) –Shin (sincerità)- Koh (pietà) – Chu (lealtà)
( Jin-Rei-Gi-Chi-Shin: pieghe anteriori – Koh-Chu: pieghe posteriori)

Ed è anche per questo che gli yudansha alla fine della loro lezione mettono così tanta attenzione nel riporre al posto giusto le pieghe della loro hakama.E’ un modo, nel ripiegare la propria hakama, di rammentarsi dei valori che perseguono.

( Rino Bonanno )
 

Vari tipi di Keiko

VARI TIPI DI KEIKO IN AIKIDO PRATICATI NEL NOSTRO DOJO

1) Il Kata -geiko è l’allenamento di base, si praticano le tecniche così come sono state tramandate; secondo un certo ordine, senza variazioni, con un certo ritmo. Sostanzialmente l’allenamento Kata (kata-geiko) serve per imparare, memorizzare per poter trasmettere.

2) Il Kagari-geiko è l’allenamento di gruppo e si può praticare linearmente, in cerchio oppure a croce.La pratica lineare consiste nel disporre in fila i vari attaccanti, i quali attaccheranno uno per volta, in sequenza.
Nel modo circolare gli attaccanti (uke) si dispongono intorno a colui che si difende (tori) e colpiranno o attendendo uno sguardo di tori, oppure di propria iniziativa (attaccando anche due o tre per volta!).
Scopo del kagari-geiko è di far acquisire al praticante la percezione spazio-temporale, con il tempo imparerà a diminuire il tempo di reazione, ad aumentare la varietà di tecniche utilizzate e ad avere più coscienza dello spazio circostante.

3) L’Oyo-geiko è un metodo di allenamento che consiste nell’applicazione di una certa tecnica variando il tipo di attacco rispetto a quello ideale, cioè tramandato, codificato. Ciò consentirà di padroneggiare completamente una tecnica. Con il tempo il praticante si specializzerà in un gruppo ristretto di tecniche (non più di dieci o quindici) che “sicuramente” riuscirà ad applicare contro diversi tipi di attacchi. In questa fase ci si appresta ad abbandonare “la base” studiata per tanto tempo (almeno dieci anni), con tanta perfezione.

4) Il Renzoku-geiko (allenamento di “concatenamento” della tecnica di difesa) consiste in una prima applicazione della tecnica di base, codificata, che verrà tempestivamente modificata in un’altra tecnica di base quando colui che si difende (tori) si accorgerà della mancanza di un elemento necessario all’applicazione della tecnica di base di partenza (es: assenza di sbilanciamento, l’avanzamento di una gamba anziché un’altra, ecc…).

5) Il Kaeshi- geiko è l’allenamento alle contro tecniche, il cui scopo è quello di acquisire sensibilità alla reazione di colui che attacca o meglio riceve l’energia (uke).
E’ l’anticamera dell’allenamento libero (randoru) che è lo stadio più elevato di studio. In pratica è uno stadio in cui due praticanti, generalmente molto affiatati, cercano di cogliere un punto debole durante l’esecuzione della tecnica del compagno. E’ un allenamento difficile, non privo di rischi di incidenti; per questo è praticato soltanto da studenti di grado superiore. Si parte da una tecnica di base e, se il compagno avverte un punto debole nell’esecuzione di questa, cerca di opporsi con un’altra tecnica adeguata. Occorre essere molto sinceri, perché bisogna resistere e reagire soltanto in caso di una reale imperfezione nella tecnica. In questa fase si abbandona la base, si praticano solamente le tecniche personalizzate anche se ogni tanto il praticante ritornerà ad allenarsi con i gradi inferiori praticando le tecniche di base nella maniera più precisa possibile, anzi soltanto adesso sarà pienamente cosciente della validità delle stesse.

6) Il Randoru-geiko (allenamento al movimento libero), da non confondersi con il RANDORI del judo è il fine di tutti gli altri tipi di allenamento.

Randoru vuol dire “libertà di azione” intesa come mancanza di regole (ran in giapponese vuol dire caos, ribellione), non esistono più tecniche di base, non esistono più ruoli (colui che attacca e colui che si difende), essi vengono interscambiati a seconda delle necessità.

( Rino Bonanno)